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Guzzanti: «Il prossimo sarò io?»
«Se vi dicessero che sono morto d’un cancro fulminante, d’una polmonite folgorante o ucciso da elementi della malavita nostrana, per favore: non credeteci. Qui, a quanto pare il cerchio si stringe…».Si sfoga Paolo Guzzanti, senatore di Forza Italia ed ex-presidente della Commissione Parlamentare sul Dossier Mitrokhin, all’indomani della morte dell’ex spia russa Litvinenko.
«Apprendo dalla stampa che lo storico Alex Goldfarb ha reso nota una sua lista di gente da ammazzare che si apre con Litvinenko e si chiude con il mio nome…».Tra gli altri nomi «Mario Scaramella, che ha la terribile colpa di essere sempre stato in contatto con la comunità degli esuli russi sul Tamigi».Di questa ha fatto parte, fino alla morte, Vasilij Mitrokhin, l’ex archivista del KGB fuggito in Inghilterra nel 1992 carico di documenti – con nomi, cognomi, nomi in codice, retribuzioni e coperture – relativi alle attività illegali dell’intelligence sovietica nel mondo, dagli anni Trenta a Gorbaciov. Guzzanti è nella lista nera proprio a causa della Commissione Mitrokhin «nella quale e intorno alla quale – dice – sono stato abbandonato nella più totale solitudine».
Poco dopo l’insediamento della Commissione, il senatore Guzzanti rivela di essere stato indicato dalla stampa russa vicina ai servizi segreti come «un “elemento anti-russo” un nemico da tenere d’occhio, salvo misure ulteriori»perché, spiega,«siamo andati talmente avanti nella ricerca della verità, da trovarci di fronte al baratro. Io ho guidato un’inchiesta mai avvenuta prima – prosegue – che ha certificato come le Brigate rosse fossero (una parte di loro) perfettamente integrate nel sistema terroristico-militare sovietico attraverso la rete Separat guidata dal terrorista Carlos sotto la supervisione della Stasi tedesca».
Un’inchiesta che riapre il caso Moro e l’attentato a Giovanni Paolo II rivelandone la regia sovietica. Maesiste ancora oggi «un fronte compatto e crudele che protegge il segreto più profondo della guerra fredda che non è mai finita e che l’Occidente non ha vinto, diversamente da quanto afferma la sciocca vulgata secondo cui un bel giorno di novembre del 1989 il popolo di Berlino buttò giù il Muro e il comunismo finì. Tutte balle, bugie, rimaneggiamenti…».
«Io oggi accuso – punta il dito Guzzanti – prima di tutto la mia parte politica di non aver mosso un dito, (…) soltanto perché presumo Putin si trova al centro di molti sospetti. Con i miei occhi ho potuto constatare che la Russia di oggi mantiene, unico fra i Paesi civili e democratici, oltre la rete di intelligence accreditata per via diplomatica, anche reti di agenti illegali. (…) Quando un galantuomo che cerca la verità è abbandonato da una parte e denigrato dall’altra, è pronto il varco attraverso cui gli assassini non devono far altro che socchiudere una porta già aperta e compiere il loro lavoro».
«Io non so se davvero Vladimir Putin, come leggo, è dietro questi atti di violenza» afferma Guzzanti. «Lui nega energicamente, ma l’assassinio di Anna Politkovskaya (…) ed altre morti fanno temere gravi coinvolgimenti dell’apparato russo, che è la banale prosecuzione di quello sovietico». Altro che spazzatura, come gli epigoni del PCI vorrebbero liquidare la faccenda! Per molta stampa la Commissione Mitrokhin non era che «un covo di mestatori nell'ombra che (…) ordivano trame contro l’onesta Sinistra comunista. Un classico. Se questa gente non fosse ripetitiva e prevedibile, potrebbe essere anche divertente. Ma non lo è. (…) Il primo premio all’umorismo involontario va alla senatrice comunista Palermi che mi ingiunge di dimettermi dalla presidenza della Mitrokhin, ignorando, la poveretta, che la Commissione non esiste più». (CR 970/02 del 02/12/06)

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